Quando arriva il momento – delicato e complesso – di cercare una struttura residenziale per un familiare anziano, spesso ci si trova di fronte a un labirinto di termini, moduli, valutazioni e liste d’attesa. “Casa di riposo”, “residenza sanitaria assistenziale”, “casa residenza per anziani”: parole che possono sembrare tutte uguali ma che indicano realtà diverse, con regole di accesso e costi che cambiano da regione a regione.

Questo articolo vuole offrire una guida semplice su come accedere ad una casa di riposo o ad una casa di cura convenzionata nella maggior parte delle Regioni, spiegando cosa significa, come funziona il percorso e quali sono i diritti della persona anziana e dei suoi familiari.

Cosa significa “casa di riposo convenzionata”

Partiamo proprio dalla definizione: una struttura “convenzionata” è una casa di riposo o una residenza per anziani che ha stipulato un accordo con il Servizio Sanitario Regionale o con il Comune. Questo significa che parte dei costi è sostenuta dal sistema pubblico, in base alla condizione economica e sanitaria dell’ospite. Le strutture convenzionate devono inoltre rispettare standard di qualità definiti dalla Regione e sono soggette a controlli periodici. In generale, le strutture si distinguono per il livello di assistenza offerta.

  • Le case di riposo sono strutture residenziali non ospedaliere che accolgono anziani autosufficienti o non autosufficienti di grado lieve. Offrono un ambiente protetto, assistenza quotidiana e momenti di socialità, ma non garantiscono un’assistenza sanitaria continuativa, motivo per cui sono indicate per chi non necessita di cure mediche complesse ma trova difficile vivere da solo.
  • Le residenze sanitarie assistenziali (RSA) o case residenza per anziani (CRA) – come vengono definite in alcune regioni, tra cui l’Emilia-Romagna – offrono invece un livello più elevato di supporto, con la presenza di personale medico, infermieristico e riabilitativo. Si tratta di strutture socio-sanitarie per l’accoglienza temporanea o permanente di persone non autosufficienti, che necessitano di cure continuative e assistenza 24 ore su 24.

Diverso ancora è il caso delle case di cura, strutture sanitarie di tipo ospedaliero, pubbliche o private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, destinate al ricovero per motivi medici o post-operatori. Può capitare che molte persone confondano le case di riposo con le case di cura, ma queste ultime non rappresentano un’alternativa, ma una risposta specifica a bisogni di cura di natura clinica.

Potrebbe interessarti leggere anche: Tutela delle persone con disabilità e anziane: cosa dice la legge?
Donna anziana e donna giovane sedute fianco a fianco in un giardino, parlano serenamente e con fiducia tra loro

Il percorso per accedere a una struttura convenzionata

Esistono case di riposo e residenze sanitarie assistenziali sia pubbliche che private, e le modalità di accesso a queste strutture variano in base a questo aspetto e al grado di autonomia della persona anziana.
Chi è autosufficiente o presenta una lieve perdita di autonomia può infatti rivolgersi direttamente alla casa di riposo privata, che provvederà a fissare un colloquio informativo. Durante l’incontro vengono illustrati i servizi disponibili, le modalità di ammissione, gli eventuali costi della retta e gli aspetti organizzativi del soggiorno, e l’ingresso può essere immediato se la struttura ha spazi liberi.

Le persone non autosufficienti, invece, devono rivolgersi a una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA). L’accesso alle case di riposo o alle RSA convenzionate, invece, è un percorso che può richiedere tempo, valutazioni e una buona conoscenza delle procedure.

È importante sottolineare che le modalità precise di accesso e le definizioni vigenti possono variare in base alle leggi regionali e agli atti locali. Ma, in generale, vediamo quali sono i principali passaggi, con un riferimento specifico al modello adottato in Emilia-Romagna.

Il primo contatto con i servizi territoriali

Il punto di partenza è il Servizio sociale del Comune di residenza o il Distretto socio-sanitario dell’AUSL. È qui che si avvia la presa in carico della persona anziana: un assistente sociale raccoglie le informazioni sanitarie, familiari ed economiche, e spiega quali tipologie di struttura (case di riposo, case residenza per anziani, centri diurni) potrebbero essere più adatte. In questa fase è utile sapere che la domanda può essere presentata direttamente dalla persona interessata, da un familiare o, nei casi in cui la persona non sia più in grado di farlo autonomamente, da un amministratore di sostegno o tutore legale.

La valutazione multidimensionale

Una volta avviata la presa in carico, si procede con la valutazione multidimensionale: un’équipe composta da medici, infermieri, assistenti sociali e psicologi analizza le condizioni di salute, il grado di autonomia, le capacità cognitive e la rete familiare della persona. L’obiettivo è individuare i bisogni reali e definire un progetto assistenziale personalizzato, che stabilisce il tipo di struttura più adeguata e l’intensità dell’assistenza necessaria. È un momento importante, perché da questa valutazione dipende poi l’accesso alla graduatoria per i posti convenzionati.

La presentazione della domanda

La domanda vera e propria si formalizza attraverso la compilazione di moduli e schede specifiche forniti dal Servizio sociale. Occorre allegare, ad esempio:

  • la documentazione clinica aggiornata
  • la dichiarazione ISEE
  • eventuali certificazioni di invalidità
  • informazioni sulla situazione abitativa e familiare

La persona o il suo referente possono indicare una o più strutture di preferenza tra quelle accreditate sul territorio. Le modalità possono variare da Comune a Comune, ma in linea generale la domanda viene protocollata e inserita in una graduatoria pubblica, che tiene conto del grado di urgenza e delle condizioni socio-economiche.

L’ammissione e l’ingresso in struttura

La struttura convenzionata contatta l’interessato o la sua famiglia per confermare la disponibilità in base alla graduatoria e alla presenza di posti: l’ingresso avviene dopo la verifica dei documenti, la firma del contratto di ospitalità e la presa visione del regolamento interno.

Costi, agevolazioni e diritti

Se nei centri privati la retta è definita direttamente dalla struttura, in quelli convenzionati le tariffe sono stabilite dall’ente pubblico e, di norma, è prevista una compartecipazione alla spesa da parte dell’ospite o dei familiari. La quota a carico della persona varia in base al reddito e alla situazione patrimoniale dichiarata tramite l’ISEE sociosanitario. In alcuni casi, il Comune può intervenire con contributi economici o coprendo parte della retta, soprattutto in presenza di fragilità sociali o economiche.

Esistono inoltre misure di sostegno per chi preferisce proseguire l’assistenza al domicilio, come gli assegni di cura o i contributi per caregiver, che vale la pena valutare prima di optare per il ricovero permanente.

Prima dell’ingresso è consigliabile richiedere e leggere la Carta dei Servizi della struttura: un documento obbligatorio che illustra le attività offerte, il personale, i diritti dell’ospite e le modalità di reclamo. È sempre opportuno verificare che la struttura sia effettivamente accreditata o convenzionata, poiché solo in questi casi si ha diritto alle agevolazioni pubbliche e ai controlli periodici di qualità.

Un riferimento concreto: il modello dell’Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna il sistema di accesso alle case residenza per anziani non autosufficienti (CRA) è un esempio di buona pratica, con procedure chiare e uniformate a livello distrettuale.
Il primo passo è rivolgersi allo Sportello sociale del Comune o al Punto Unico di Accesso (PUA) dell’AUSL. Da qui si attiva la valutazione sanitaria e sociale affidata all’Unità di Valutazione Geriatrica (UVG o UVGM), che verifica il grado di non autosufficienza e redige una relazione sul piano assistenziale. Sulla base della relazione, si inserisce il richiedente nella lista unica d’attesa distrettuale (o cittadina) per i posti convenzionati, tenendo conto del punteggio attribuito in base alle condizioni cliniche, sociali ed economiche.

La Regione stabilisce criteri per la compartecipazione economica e controlli sull’accreditamento delle strutture: le CRA devono garantire assistenza 24 ore su 24, con medico, infermiere, operatori socio-sanitari, attività di animazione e personalizzazione del servizio. In questo modello, adottato da molti Comuni della Regione, si cerca inoltre di ridurre la discrezionalità nelle ammissioni e garantire standard di qualità verificabili da utenti e amministrazioni.

Quando serve una consulenza legale

L’ingresso in una struttura assistenziale può sollevare dubbi su contratti, clausole economiche o responsabilità del gestore. In questi casi può essere utile rivolgersi a un professionista che conosca la normativa di riferimento e le tutele previste per la persona fragile. Sapere di poter contare su un supporto legale competente consente di affrontare con maggiore serenità una scelta che, più di ogni altra, tocca la dignità e la sicurezza di chi ci è caro.

Lo Studio Palombarini è disponibile per una consulenza legale; gli uffici sono a Bologna in Via Bovi Campeggi, 4 e a Padova in Via S. Camillo De Lellis, 37. Potete contattarci al numero 051 581410.

Il primo appuntamento in Studio è gratuito.

Precisiamo inoltre che non è possibile dare una consulenza completa e specifica per telefono: vi invitiamo quindi a contattarci per fissare un primo incontro di persona o in videochiamata con l’obiettivo di valutare la situazione e per poter eventualmente formulare un preventivo di spesa, qualora siate interessati ad affidarvi a noi.